Cronaca di un Carnevale Alternativo

Partendo da quanto riporta il sito ufficiale dello Storico Carnevale:

“La Comunità di Ivrea Celebra la Propria Capacità di Autodeterminazione…Ribellione Popolare alla tirannia…”

Resistenza Eporediese durante il Carnevale ha continuato la Sua Missione: Informare e far Riflettere, per cercare di Risvegliare le Coscienze dei Cittadini ancora manipolati dai media, che disinformano ed educano a preferire pettegolezzi, invidia, superficialità e sterili liti, anziché organizzarsi nella Pace per vivere in Prosperità.

Giovedì grasso ci siamo ritrovati alla “Nostra Rotonda” in circa una ventina; ognuno aveva una maglietta bianca con scritta una frase a tema che più lo identifica, la maschera di V e la spilla del No Piro. Abbiamo girato le piazze della Città con l’auspicio, tramite le nostre magliette e i nostri cori, di informare più persone possibili che anche se non sono responsabili per la situazione di disagio attuale in cui ci troviamo, lo diventeranno se non faranno nulla per cambiarla; non fare nulla significa diventare complici, ribellarsi a questo sistema contro i Cittadini, sperando in qualcosa di meglio per le generazioni che verranno, è un Dovere di Tutti.

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Per incitare i Cittadini a non fare finta di vivere in un paese normale abbiamo esposto uno striscione alla Rotonda che recita: “Ivrea a Carnevale si Ribella alla tirannia; facciamolo nella realtà”.

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Domenica sera, alla fine dei fuochi artificiali, abbiamo liberato nell’aria, dall’argine della Dora, degli striscioni che recitavano le seguenti frasi: Spegni la Tv, Accendi il Cervello, Informare per Esistere, Resistere per Esistere, Ricorda chi ha pagato con la Vita; purtroppo alcuni non sono riusciti a volare così li abbiamo appesi ai bordi del ponte sulla Dora in Corso Nigra.

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Martedì sera durante l’abbruciamento degli scarli  abbiamo accompagnato il Corteo Storico con degli striscioni che recitavano: “Ricorda chi ha pagato con la Vita” e “I suicidi della crisi aumentano; Basta” ricevendo, fortunatamente, applausi ed incoraggiamenti sia dai passanti che dai membri del Corteo.

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Infine siamo stati fieri di vedere alla fine della premiazione di martedì pomeriggio in piazza di Città sventolare dal balcone soprastante l’orologio del municipio una bandiera No Piro e uno striscione che recitava: “Per una Giustizia Sociale Informarsi è un Nostro Dovere”; evidentemente, finalmente, qualcuno ha capito che bisogna Partecipare a decidere la propria Vita e che un Popolo che non si Ribella per fare valere i propri Diritti è un popolo di schiavi.

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Grazie a Tutti,

A presto,

Resistenza Eporediese

 

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Oltre il “Divide et Impera”

Sabato 15 Febbraio a Borgofranco abbiamo partecipato al Corteo/Manifestazione contro il pirogassificatore, organizzato dal Comitato No Piro; l’intento era quello di Manifestare Tutti Insieme per dire No all’inceneritore e Si alle Nuove Tecniche di Smaltimento, con lo scopo di Risvegliare le Coscienze dei Cittadini prima che sia troppo tardi, prima di essere uccisi dal profitto evitando che le Nuove Generazioni non possano perdonarci per quello che stiamo facendo loro.

Prima della partenza del Corteo c’è stato un confronto animato fra persone appartenenti ad opposte ideologie; dopo la nostra mediazione ed alcuni chiarimenti siamo riusciti a far coesistere i due Gruppi, che, seppur distanti, hanno manifestato nello stesso Corteo, sotto la stessa bandiera No Piro, per un obiettivo comune.

E’ stato un risultato importante, un successo!

Siamo amareggiati che alcuni giornali abbiano messo in luce, nel loro articolo sulla manifestazione, solo i momenti di tensione, omettendo ciò che forse era più importante comunicare ai lettori.

Perché non si è scritto di ciò che è accaduto dopo?

Non è stata spesa neppure una riga, a differenza delle diciotto sui confronti e la tensione, sull’aver accantonato i dissapori ed essersi uniti Tutti per supportare il No Piro.

Ci aspettavamo una certa faziosità solo da grandi giornali su grandi manifestazioni; rimaniamo alquanto basiti nel vedere come la disinformazione può investire anche le piccole realtà.
Una notizia per essere il più veritiera possibile deve fornire al lettore una visione globale dell’accaduto, ossia come si sono svolti i fatti nella loro interezza, non solo evidenziare episodi di violenza; nel leggere l’articolo invece non possiamo fare a meno di porci alcuni quesiti:
In un mondo dove la violenza è all’ordine del giorno, in un mondo dove il gioco della lotta degli opposti regge le sorti degli Stati, in un mondo dove sempre di più avanza il benessere individuale e non quello globale, perchè, per una volta non dare risalto, invece, a ciò che di buono si può fare insieme, senza colori o bandiere, senza fazioni o partiti, accantonando le diatribe personali per un fine comune?                                                                                    Perchè non dare risalto ad un messaggio di buonsenso civico, estrapolando dagli avvenimenti solo i momenti di violenza o tensione?

Riportare solo una faccia della medaglia non serve a nessuno, o forse a qualcuno sì, a chi vuol continuare a governare con il ” Divide et impera”, o a chi pensa che faccia più presa sul lettore un episodio di violenza piuttosto che un messaggio così bello e vero, ossia che uniti si può essere forti e ottenere tanto, che lottare tutti insieme potrebbe ribaltare un mondo fatto d’ingiustizie.

Un vecchio motto dice ” L’unione fa la forza” e non esiste nulla di più vero; se ognuno di noi riuscisse a mettere da parte divergenze e faziosità, si potrebbero fare grandi cose, al contrario veniamo educati e informati solo su come parti opposte debbano sempre e solo scontrarsi, invece di, come è accaduto sabato 15 febbraio, manifestare uniti per ottenere un obiettivo comune, per impedire la sperimentazione del pirogassificatore, per evitare la svendita e la rovina non solo del territorio, ma della salute dei Cittadini.

Occorre andare Oltre, occorre, è questa la vera sfida, fare in modo che questi Gruppi riescano a dialogare, comprendersi e tollerarsi, in modo che possano incanalare la loro Forza vitale verso un obiettivo comune definito e condiviso da Tutti, trasformare la loro rabbia e frustrazione, accumulata in questi anni, in qualcosa di valido e costruttivo; andare oltre agli attriti che nel tempo sono stati indotti dalla classe dominante sulle persone.

Occorre offrire loro la possibilità di informarsi correttamente, tramite notizie vere e sincere, spolpate da dogmi imposti e nocivi; informazioni alternative che nè la scuola nè i Mass Media mai daranno loro.

Sappiamo che tutto questo è difficile, qualcuno di quei ragazzi ci ha detto “utopico”, ma utopia significa “possibile in un altro tempo e luogo”; sta a noi fare in modo che il luogo sia questo e il tempo il più presto possibile.

L’unica regola è Rispettare sè stessi e successivamente gli altri e la propria terra come sè stessi.

Ringraziamo chi ha messo da parte i propri colori politici e ha capito che un popolo che non si ribella per fare valere i propri diritti è un popolo di schiavi, che è stufo di fare finta di vivere in un paese normale e che ha capito che per salvare il Nostro Paese e il Nostro Futuro bisogna essere Tutti Uniti; non fare nulla significa diventare complici di chi ci ha portato in questa situazione.

Noi continueremo anche a Carnevale la Nostra Missione: Informare e far Riflettere.

Resistenza Eporediese

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Le Bugie del Governo

PERCHÉ’ SIAMO SICURI CHE SACCOMANNI DURANTE LA CONFERENZA STAMPA HA MENTITO?

Semplice, il ministro illustrando il super decreto IMU BANKITALIA ha affermato con larga sicumera, sapendo di mentire, che nel provvedimento non era contenuto nessun regalo alle banche, in nessuna forma e metodo.
Il ministro dell’economia ha affermato che i 7,5 mld sono una semplice operazione contabile, definita rivalutazione delle quote o titoli che gli istituti di credito hanno acquistato, per garantire i prestiti erogati.
È vero, ma è vero anche che se si spiegasse l’operazione contabile, così come la chiama il ministro, ai titolari delle aziende creditrici dell’amministrazione pubblica, dicendo loro che i crediti non vengono saldati ma si compiono operazioni al limite della follia mentre le loro aziende rischiano di fallire altro che forconi, si passerebbe direttamente ai mitragliatori.
In parole molto semplici e con esempi che capirebbe anche una scimmia, ecco come funziona il regalino alle banche:
Una banca A presta 100€ al cliente B
Deve per legge depositare in banca d’Italia l’equivalente del prestito erogato.
L’acquisto si finalizza con l’acquisto di  10 titoli da 10€ per un totale di 100€ di titoli banca d’Italia.
E fin qui tutto bene.
Quindi la banca A ha 10 titoli x 100€ di banca d’Italia.
Se a questi titoli dalla sera alla mattina quadruplichiamo il valore per decreto, la banca A si troverà ad avere sempre 10 titoli, ma il controvalore non sarà più di 100€ ma sarà diventato di 400€.
In teoria potremmo anche stappare una bottiglia di spumante, perché la banca A è nella condizione di prestare altri 300€ ai clienti C,D,E,F, ECC… in teoria, perché in pratica non sarà così.
Nei regolamenti della banca d’Italia c’è un codicillo che impedisce agli istituti di credito di possedere più del 3% del capitale sociale di Bankitalia.
Con l’aumento di valore del titolo, per tutti i titoli in possesso della banca A ,che la porteranno a superare la quota del 3% di capitale, la banca d’Italia s’impegna a riacquistare i titoli in esubero immediatamente e pagandoli per contanti.
Si calcola che questa operazione contabile come l’ha chiamata il ministro, porti nelle casse di  Intesa San Paolo e Unicredit  fino a 4 miliardi di euro in contanti e subito.
Ecco perché quella del ministro è una balla bella e buona.
Massimo De Muro
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Dal Comitato NO PIRO

Lettera ai cittadini di Borgofranco.

Con questa lettera dei cittadini del “No Piro” vogliamo continuare il dialogo con le persone di Borgofranco, molte delle quali sono attivamente impegnate nelle nostre azioni contro l’inceneritore e favorevoli ad un nuovo sviluppo sostenibile della zona industriale dell’ex Alcan.

Vi ringraziamo per aver partecipato numerosi alle nostre serate informative, al riuscito corteo del 14 dicembre e per le centinaia di firme che avete sottoscritto per indurre il consiglio di Borgofranco a fermare la sperimentazione.

Vi comunichiamo che il 6 febbraio ad Ivrea organizzeremo presso il cinematografo la Serra laproiezione del documentario sul tema salute e inceneritori intitolato “Sporchi da morire” inoltre, abbiamo indetto per il 15 febbraio un grande corteo di protesta a Borgofranco.

Questa lettera vuole informare e non vuole entrare in polemica con lo scritto del Sindaco distribuito recentemente a tutta la popolazione. Le preoccupazioni del primo cittadino sono fondate, le elezioni per lui sono infatti imminenti. Considerata la presa di posizione di molti residenti , dei cittadini dei comuni limitrofi e dei sindaci dell’ex Comunità Dora Baltea, il suo isolamento risulta evidente. Vista la completa sordità alle preoccupazioni degli abitanti di cui il comitato “No Piro” si è fatto portavoce e la superficialità provocatoria della sua recente lettera ai cittadini, auspichiamo che siano le nuove liste in formazione per le amministrative a prendere una netta posizione contro l’inceneritore sperimentale e le evidenti intenzioni di installare nell’area ex Alcan un grande inceneritore permanente, come risulta dai progetti presentati alla provincia nel 2011.

Siamo sicuri che volti nuovi e giovani candidati porteranno proposte per la bonifica e sapranno proporre piani per uno sviluppo sostenibile della zona.

Il primo cittadino ricorda che nel 2006, altri politici del paese e molti sindaci della nostra zona appoggiarono il piano industriale che prevedeva l’insediamento di ditte che avrebbero incenerito. La memoria non ci fa difetto, molti personaggi della minoranza di Borgofranco, politici locali, ex sindaci e sindaci hanno appoggiato e sviluppato progetti favorevoli all’incenerimento dell’area. Anche costoro dovranno confrontarsi con tutti i cittadini e con le imminenti amministrative. Non siamo così ingenui da addossare alla giunta tutte le responsabilità, abbiamo riscontrato la repentina e sospetta metamorfosi di molti opportunisti.

La risposta del Sindaco alle preoccupazioni nostre e della cittadinanza parla di un pirogassificatore che inquina come quattro stufe o due camion. Ci dispiace che abbia voluto in questo modo mettere in ridicolo le nostre fondate preoccupazioni.

Nelle nostre serate hanno partecipato medici, professori universitari, cittadini informati, abbiamo proiettato documentari dove esperti e scienziati noti a livello mondiale hanno mostrato i danni alla salute, all’ambiente, all’agricoltura e al turismo che derivano dall’incenerimento ed evidenziato la necessità di nuove pratiche nella gestione dei rifiuti ispirate dalla strategia “rifiuti zero”, che prevedono una serie di attività nobili quali: ridurre, differenziare, riciclare, recuperare, riprogettare.

E’ questa la tecnologia del futuro, la quale, a fronte di realtà già presenti in molte parti del mondo, è l’unica che permette un impiego massiccio di manodopera, di contro la costruzione di inceneritori e pirogassificatori, com’è noto, determina poche assunzioni e sicuri danni per inquinamento.

Le ricerche del professor Montanari , studioso italiano di fama internazionale, sulle nano particelle hanno dimostrato la relazione tra diverse patologie gravi e le emissioni di polveri sottili prodotte dagli inceneritori.

La legge regionale del 7 aprile 2000 n. 43 atto di riferimento per la tutela e il controllo della qualità dell’aria, grazie a studi preliminari svolti dall’Arpa, permise la mappatura delle zone più inquinate del Piemonte, purtroppo i comuni di Ivrea, Montalto e Borgofranco a differenza dei comuni limitrofi, appartengono alla zona detta “ di risanamento”, dove, secondo il piano regionale, doveva essere assolutamente diminuito l’inquinamento atmosferico.

La stazione di rilevamento attivata dalla Regione posta ad Ivrea, ha registrato il superamento dei limiti posti per legge all’inquinamento atmosferico per 70 giorni in un anno, l’aria di Borgofranco risulta quindi, dalle valutazioni dell’Arpa, inquinata oltre i limiti, pensiamo che l’inceneritore andrà a peggiorare gravemente questa situazione già critica, mettendo a grave rischio la salute di tutti.

Noi del “No Piro” siamo determinati a salvaguardare la salute, a proporre una necessaria bonifica della zona, ad appoggiare una nuova gestione dei rifiuti attenta alla differenzazione e al riciclaggio, a promuovere nuovi e sostenibili piani di sviluppo che mettendo fine ad ogni prospettiva di incenerimento nell’area ex Alcan. Nel nostro territorio dobbiamo favorire l’agricoltura e al turismo come concrete prospettive da difendere e sviluppare.

Facciamo appello alla sensibilità e all’intelligenza di tutti, chiediamo un vostro ulteriore impegno per invertire un indirizzo speculativo nocivo che ha ridotto la nostra terra a luogo dove imprenditori sconosciuti vogliono bruciare rifiuti industriali sulla nostra pelle, i nostri figli meritano ben altro.

Cittadini del comitato NO PIRO.

Sito:

www.nopiro.it

Riunioni: Tavagnasco, bar sport, ore 21, tutti i giovedì.

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La ricchezza nelle mani di 85 persone

Ottantacinque. Non 85.000 (ottantacinquemila), né 8.500 (ottomilacinquecento), e nemmeno 850 (ottocentocinquanta), che già sarebbe spaventoso. No, no, proprio 85. Ottantacinque persone su questo affascinante e confortevole (per loro di sicuro) pianetino posseggono una ricchezza pari a quella di 3 miliardi e mezzo di persone, cioè lo 0-virgola-moltissimi-zeri-virgola-uno della popolazione ha un reddito pari a quello del 50 per cento più povero. La cifra, diffusa dall’Oxfam, è al di là di ogni immaginazione, provoca una specie di vertigine. In ogni paese del mondo c’è un grafico con due linee ben distinte: uno schizza verso l’alto, ed è la quota di ricchezza dei pochissimi super-ricchi, l’altra precipita verso il basso, ed è l’aumento della povertà dei moltissimi più poveri. Negli ultimi trent’anni la parte di ricchezza detenuta da pochi è aumentata ovunque e la quota di povertà distribuita tra gli altri è aumentata anche quella. Ovunque.

La lotta di classe esiste, insomma, non si ferma un attimo, non dà tregua, e i miliardari hanno vinto quattro a zero, coppa, giro di campo e champagne negli spogliatoi. Come sia stato possibile non è un mistero. Lo smantellamento di qualunque ideologia dell’uguaglianza e la sua applicazione politica (da Reagan alla Thatcher, alle scuole economiche iperliberiste che tanto piacciono a destra, ma anche a sinistra), per dirne una. E poi il potere politico delle multinazionali, per dirne un’altra. Immaginate di essere voi, normali contribuenti, a poter dettare le regole allo Stato in cui operate: abbassami le tasse, abbassami il costo del lavoro, fammi una legislazione comoda, fai pagare la sanità, fai pagare la scuola… Ecco, comodo, no? Voi non potete, un grande marchio sì.

Ma la discussione sulle cause (che sono numerose) non deve distrarre da una valutazione degli effetti: in molti casi siamo dalle parti dello schiavismo e in altre invece (i paesi industrializzati), alla proletarizzazione progressiva e costante del ceto medio. Insomma, anche nella ricchezza mondiale vince il bipolarismo, non più un mosaico di condizioni sociali, ma una marcia forzata e continua verso la polarizzazione: ricchi e poveri, e in mezzo poca roba.

Tutto questo, si direbbe, rende un po’ ridicole alcune stupidaggini fondamentali che vengono ripetute da decenni. Una: quella che recita che se aumenta la ricchezza diminuisce la povertà. Il ricco darà da lavorare, si dice, e migliorerà le condizioni dei poveri. Ecco. Cazzata, come ci dicono le cifre, dato che ovunque i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri e più numerosi. Altro mito di cartone da sfatare, il vecchio sogno delle simpatiche socialdemocrazie nordiche (che anche qui risuona, va di moda, insomma), cioè la famosa frase di Olof Palme, che diceva: “La sinistra non deve combattere la ricchezza ma deve combattere la povertà”. Bello, eh! Suona bene. Ottimo per l’aperitivo! Peccato che sia proprio la ricchezza di pochi a creare la povertà di molti.

Tassare i super-ricchi e le mega-imprese, costringerle a rispettare certi oneri sociali, a pagare le tasse, a pagare decentemente i lavoratori, a contribuire al progresso sociale dello Stato in cui operano cosa sarebbe se non “combattere la ricchezza?”. Non si fa, naturalmente, non è bello, non è conforme al pensiero unico che domina ovunque. In ogni angolo del mondo destre voracissime e sinistre pallidissime paiono unite nella lotta: tra i tre miliardi e mezzo ultimi e gli 85 che guidano la classifica, hanno scelto con chi stare.

Il Fatto Quotidiano

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Riunione Resistenza Eporediese

Martedì  21 ore 20:30 a Ivrea in Piazza I Maggio (Bellavista)
Ordine del giorno:
– Presentazione strumenti informatici
– Organizzazione incontri con i partiti/movimenti locali
– Azioni future
Si raccomanda la massima puntualità.
Grazie
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Riunione Resistenza Eporediese 2.0

Martedì 14 a Bellavista h 20:30 si terrà una Riunione con il seguente Ordine del giorno:

– Genesi e Trasformazione del Movimento 9 Dicembre

– Azioni svolte fino ad oggi da Resistenza Eporediese

– Possibili Sinergie con altri Movimenti locali contro il sistema

– Azioni future

– Organizzazione Resistenza Eporediese

Visto i tanti punti che verranno trattati si raccomanda la massima puntualità.

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La Scuola politicizzata

“La scuola è una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza(…)” da ”Lo Statuto delle studentesse e degli studenti” art 2.

Queste parole cariche di significato che gettano importanti basi per la crescita di un uomo, ovvero di una scuola basata sul dialogo, sull’esperienza sociale e che deve garantire la formazione alla cittadinanza, un’opera basilare e importante, spesso rimangono incompiute.

In una scuola non può esservi dialogo se il mezzo di comunicazione sono minacce, poco velate, verso i rappresentanti degli studenti e gli studenti stessi che stanno esprimendo il loro diritto costituzionale, sancito dall’ art. 21 della Costituzione ”Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”.

Per quanto un’opinione sia contraria alla nostra l’ambiente scolastico dovrebbe insegnare il rispetto anche verso ciò che non condividiamo, di instaurare un dialogo costruttivo e non di applicare un clima del terrore. Il terrore serve ai tiranni, non agli educatori; il terrore è nemico della democrazia e la scuola dovrebbe insegnarne invece il valore e la bellezza. Le opinioni vanno sempre rispettate, fino a quando alcuno offende con accuse infamanti, fuorvianti e non dimostrabili.

Decretare una manifestazione ”Diffamazione dello Stato” è inaccettabile, in primis perché ci accusa di un reato che non è neppure presente nelle nostre leggi, riconducibile al massimo al ”Vilipendio allo Stato”, cosa ben diversa dalle nostre proteste pacifiche oltretutto autorizzate dalla Questura, inoltre è imbarazzante per il reale significato del verbo manifestare.

Manifestare significa ”esposizione dell’opinione comune di un gruppo di persone”, noi stiamo esponendo ciò che il popolo italiano non può più accettare, un malessere non del singolo ma di un’intera popolazione che rivendica ciò che la Costituzione sancisce con i suoi articoli, che difende la propria Patria dal cattivo governo.

Offendere chi manifesta utilizzando l’etichetta di ”mafiosi, fascisti e brigatisti”, minacciare studenti che appoggiano una manifestazione ed impedire una libera informazione, non solo mostra poca conoscenza sui motivi e su chi ha promosso la protesta, lasciandosi guidare da notizie fuorvianti in materia ma è ingiusto verso la formazione dello studente, soggetto ad una realtà di vessazione psicologica che tarpa le ali alla sua libera formazione smorzandone la coscienza civica.

Minacciare e usare come arma la bocciatura, l’abbassamento dei voti o addirittura la denuncia non solo è eticamente riprovevole ma legalmente non ammesso. Gli studenti devono essere giudicati per il loro sapere e per il loro comportamento durante lo svolgimento delle lezioni; sono tenuti a frequentarle, non solo per dovere, ma per amor proprio, perché il sapere rende l’uomo libero dalle manipolazioni.

Di rimando uno studente non può e non deve essere giudicato per le sue attività extrascolastiche; il ”potere” di un dirigente scolastico è valido all’interno dell’istituto, ossia tutto ciò che accade oltre il ”cancello” non è più di sua competenza, per questo nessuno può impedire la distribuzione dei volantini anche solo un passo fuori dal cancello né impedire che dei ragazzi possano prendere parte ad una manifestazione.

Così come il dirigente scolastico alla fine della sua giornata lavorativa si spoglia del ruolo che riveste, così fa un alunno e come l’alunno non chiede come un dirigente scolastico spenda il suo tempo dopo le ore scolastiche, non deve interessare ad un dirigente come gli studenti spendano il loro tempo; esiste il libero arbitrio, ognuno è in grado di decidere per sé.

E’ compito di un dirigente scolastico garantire una degna formazione dello studente, non solo a livello di conoscenza, non solo del saper fare ma anche del saper essere, dovrebbe essere per primo un modello di comportamento democratico; in fondo la scuola è la prima ”società” in cui l’alunno si muove, con un suo dirigente paragonabile ad un capo di governo, i professori i suoi ministri, i rappresentanti di istituto come rappresentanti del popolo e via dicendo; è il primo ordinamento in cui un futuro uomo si forma.

Se un dirigente per primo mostra una legittimazione della diffamazione, del minacciare e del sopprimere opinioni diverse dalle proprie, lo studente un domani può sentirsi legittimato a fare altrettanto; perché tacciare una persona o un gruppo di persone di associazione mafiosa o di terrorismo nero e rosso è diffamazione pura e semplice.

I ragazzi sono i futuri elettori di domani; sono le generazioni che, con noi e dopo di noi, saranno chiamati a rappresentare la sovranità del popolo. Saranno gli uomini e le donne di domani, madri e padri che saranno chiamati a decidere le sorti di questo Paese, ad educare i propri figli, sono il nostro futuro e un futuro che viene minacciato, che vede tagliare via le ali della propria libertà, un futuro che viene privato dei propri diritti è un futuro vittima di omicidio.

Voi dirigenti scolastici che state applicando questo regime del terrore siete degli ”assassini”, state uccidendo il futuro e le coscienze di questi ragazzi; spero, caro dirigente scolastico o professore, che si riconosce in questa denuncia dei fatti, che possa pentirsi, possa redimersi dall’essere venuto meno al suo ruolo, che smetta di minacciare i suoi alunni, che smetta di usare strumenti di coercizione diseducativi e che possa lasciare liberi questi ragazzi di lottare per il futuro che si meritano.

Non è solo il voto in sede di elezioni a cambiare il futuro di uno Stato ma anche la mente libera di un ragazzo che non solo sogna ma lotta per rendere reale la speranza di un domani migliore per la nostra Nazione.

Deborah De Nardo

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Ultimo dell’Anno Responsabile per Resistenza Eporediese

La sera della vigilia di Capodanno il Centro Storico di Ivrea ha assistito ad un Corteo pacifico di alcuni membri del Coordinamento 9 Dicembre che hanno portato una ventata di speranza in Via Palestro e Via Arduino cercando di risvegliare ancora i molti, purtroppo, assopiti concittadini.

Una trentina di persone oneste e consapevoli hanno sfilato per le strade del centro con bandiere tricolori e striscioni intonando l’inno nazionale, al seguito di una decina di bambini che reclamavano a gran voce un futuro più libero, giusto ed equo, che tutti Noi siamo obbligati a garantirgli.

Il corteo è terminato in Piazza Castello, nella sede della Caritas, dove, accolti con stupore e calore, abbiamo donato una trentina di panettoni e un po’ di bottiglie di spumante.

Ringraziamo Tutti i Partecipanti e quanti ci hanno applaudito durante il Corteo, Resistenza Eporediese c’è e non molla; nel 2014 seguiremo da vicino l’evolversi della situazione politica, che se non dovesse cambiare a breve, ci porterà a nuove inevitabili azioni.

Ricordiamo ai Cittadini che chi ha distrutto il Nostro Paese e ci sta accompagnando alla fame è un governo di nominati, da poco dichiarato anticostituzionale e che quindi responsabilmente si deve dimettere in massa, permettendoci di andare a nuove elezioni e riappropriarci della Democrazia e della Costituzione, che stanno calpestando e esautorando.

Non c’è più tempo, il 2014 non deve essere ancora un anno in cui troppa gente si suicida perché non regge ai soprusi e agli attacchi di uno stato che invece di aiutarlo è suo Nemico.

LA PAZIENZA E’ FINITA.

Resistenza Eporediese

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Le nuove strategie delle centrali di potere nell’attacco all’Italia

Se dovessimo dare credito al coro conforme dei mass media nazionali dovremmo essere persuasi che la gravissima recessione economica che stiamo attraversando nel sistema Italia sia riconducibile alla crisi finanziaria internazionale ed al debito pubblico italiano, dovuto alla cattiva gestione più che ventennale dei conti pubblici dei vari governi ed alle mancate riforme, oltre che al latrocinio sistematico di buona parte della classe politica ed al conseguente aumento dei tassi di interessi pagati dallo Stato italiano su tale debito.

Per la verità il periodo negativo che stiamo vivendo deve essere analizzato in base a criteri opposti (non solo economici) a quelli conclamati dalla propaganda dei media del sistema che cercano di “persuadere” l’opinione pubblica.

La realtà è totalmente diversa poiché il nostro paese è oggetto di un vero attacco da parte dei “poteri forti” individuabili nella grande finanza sovranazionale che mira all’annientamento del sistema produttivo italiano (già in fase avanzata di attuazione), all’acquisizione di quello che rimane delle aziende partecipate dallo Stato (ENI, ENEL, Finmeccanica, ecc.), al totale controllo delle banche, all’acquisizione del risparmio dei cittadini italiani (era uno dei più alti d’Europa), nonché delle riserve auree nazionali e all’omologazione dell’Italia (e del contesto europeo)  ad un supposto prossimo “nuovo ordine mondiale”.

Risulta chiaro che un attacco di questo genere trae le origini da una strategia iniziata già da diversi anni addietro (accelerata nella fase di “mani pulite” nel ’92), non sarebbe stato possibile se contemporaneamente questi “poteri forti” sopranazionali non avessero provveduto ad occupare tutti i settori chiave dello Stato con propri fiduciari o corrompendo ed acquisendo il controllo dei principali organi decisionali (governo, banche, magistratura, principali partiti politici, enti ed organismi pubblici di controllo). Se non si fosse verificata questa occupazione dello Stato non sarebbe stato possibile procedere alle prime grandi “privatizzazioni” degli anni ’90 grazie ai “fiduciari” quali Prodi, Amato, Draghi, Ciampi, Padoa Schioppa e D’Alema (ricompensati con soldi e carriere) che sono state la prima grande “spoliazione” dello Stato italiano e tanto meno sarebbe stato così facile arrivare alla sottoscrizione di accordi internazionali di palese incostituzionalità  mediante i quali sono stati violati i principi base costituzionali come quello della “sovranità dello Stato e del popolo italiano” (art. 1) nonché quello della “prevalenza” delle norme comunitarie rispetto a quelle dello Stato italiano (art. 11) con evidente squilibrio a favore di altri paesi  (Germania) mentre la costituzione consente le “limitazioni di sovranità soltanto in condizioni di parità con altri stati”.  Per non parlare del nuovo assetto della Banca d’Italia divenuta una Banca privata in barba ai principi costituzionali (art. 47 ….la Repubblica disciplina e coordina l’esercizio del credito e gli altri compiti ad esso affidati…).  Risulta poi evidente negli ultimi due anni come, sotto la regia di un personaggio ormai definito “Napoletanescu”, la Costituzione sia divenuta una carta elastica che consente ad un presidente non eletto dal popolo di dismettere di sua iniziativa governi (senza passaggio parlamentare) e di nominarne altri in sostituzione, di procedere a costituire governi di “larghe intese” e di farsi rinominare a vita, di orientare le scelte politiche sotto direttiva di centrali esterne (Commissione Europea e BCE). Tutto questo avviene senza che una sola delle numerose denunce presentate  contro Napolitano, Monti e gli altri autori del “golpe bianco” siano mai state prese in considerazione da una magistratura del tutto inerte (tranne poche eccezioni). La Repubblica divenuta di fatto una sorta di regime autocratico commissariato da Bruxelles.

Prendiamo atto quindi che lo Stato è stato ormai accerchiato dal suo interno dai poteri occulti finanziari e massonici. Questo risultato è stato possibile grazie a quelle strategie messe in atto da tempo, di controllo e di distruzione  dei gangli dello Stato. In circa trenta anni di manovre di “golpe strisciante” passati attraverso stragi come Bologna, Ustica o di omicidi eccellenti come Falcone e Borsellino, coloro (come ad es. l’ex magistrato Paolo Ferraro) che da anni indagano sulla struttura dominante sanno bene che la partita si gioca sui poteri sotterranei e dire questo non significa fare follia, fantapolitica o “complottismo” ma guardare alla reale struttura del potere ed i suoi “depistaggi” che ci ha ridotto al punto in cui siamo.

L’attacco sotterraneo è stato concentrato contro i settori chiave dell’economia, della magistratura e della politica. Un attacco portato avanti in modo scientifico e devastante creando l’accerchiamento totale delle strutture statuali. Qualcuno a suo tempo aveva dato l’allarme ma non era stato creduto (Bettino Craxi) pur avendo pesanti responsabilità nel processo di degrado della cosa pubblica. La realtà è quella che si è costituita negli anni,  una forma di organizzazione deviata che coinvolge ormai apparati dello Stato, con il suo potere di controllo e di ricatto e vi sono innumerevoli episodi a comprovarlo.

Con la sottoscrizione fatta dal Parlamento italiano dei trattati europei come Mastricht e Lisbona e successivamente quelli come il Fiscal compact e MES/ESM, nonchè con l’ingresso dell’Italia nel sistema dell’euro, si è completamente consegnata la sovranità del paese, della sua economia, della moneta, del bilancio e dei settori chiave della vita economica, ad una oligarchia tecno finanziaria stanziata a Bruxelles e Francoforte che a sua volta risulta collegata a questi poteri forti della grande finanza sovranazionale.

L’opinione pubblica appare distratta e confusa attraverso la massiccia propaganda dei media, TV, giornali e fonti di informazione, tutti o quasi di proprietà di grossi gruppi industriali e finanziari collegati con le centrali di potere. La gente, oppressa dalla crisi, tasse e debiti, inizia a percepire che qualche cosa non quadra, attraverso il passa parola, attraverso le fonti alternative di informazione presenti in internet ed alcuni  strati di popolazione (quelli più arrabbiati) stanno  arrivando a capire che non tutto è come vuole far credere il potere politico. La realtà è quella che si sta passando ad una seconda o terza fase della strategia del potere  e sarà quella del contenimento e della canalizzazione della protesta attraverso movimenti controllati o infiltrati. Il golpe finanziario si è infatti autodistrutto e si profila una operazione di largo respiro nella quale il potere prende atto del crollo del sistema economico e della caduta del reddito delle classi medie e marginali e prepara le sue contromosse con gestione delle prevedibili ribellioni popolari foraggiando proteste apparenti ed infiltrazioni  nei gruppi  al fine di soffiare sul fuoco, creare discredito e far apparire le ribellioni popolari prive di basi ed inefficaci.

E’ necessario capire a vantaggio di chi vada la perdita di sovranità di un paese come l’Italia (che si accompagna ad un processo simile subito in buona parte degli altri paesi europei) e contestualizzare la situazione dell’Italia in un mondo che sta cambiando e dove nuovi equilibri di potere si vanno assestando in sostituzione dei vecchi Stati nazionali ed a vantaggio di “elites” che si muovono in un mercato globale.

Bisogna premettere che il mondo globalizzato non è certo un “libero mercato” come i cultori del “mondialismo” o globalizzatori vorrebbero far credere, piuttosto questo è dominato di grandi monopolisti dei capitali e delle materie prime, esattamente quelli che hanno attuato la regia della globalizzazione imposta e del mercatismo. Il più importante monopolio dominante fuori di dubbio è il cartello bancario della moneta e del credito, per lo meno nell’area del dollaro e collaterali (euro, sterlina). Il monopolio più importante perché da questo, ossia dalle disponibilità della moneta e del suo costo, dipendono  le sorti delle economie e dei popoli. La regolazione della disponibilità di questa risorsa, l’espansione e restrizione della liquidità, la determinazione dei tassi di interesse, la durata dei crediti, le condizioni e tutto il resto, sono nelle mani di un cartello di banchieri privati non tenuti a rispondere ad alcuno e protesi alla massimizzazione dei loro profitti e di conseguenza all’attività speculativa. Sono i detentori del grande capitale finanziario e di conseguenza delle centrali finanziarie dominanti.

Quali siano queste centrali finanziarie dominanti non risulta facile spiegarlo ma potremmo basarci su un accurato lavoro di analisi svolto da alcuni ricercatori svizzeri del Politecnico federale di Zurigo i quali hanno recentemente pubblicato un report (sulla rivista “New Scientist”) che mette in evidenza l’esistenza di una rete specifica e identificabile di società finanziarie ed industriali che di fatto governano l’economia mondiale. Sarebbero in tutto una cinquantina, le mega aziende internazionali (in maggioranza istituti finanziari e banche Tbtf) che, attraverso un complicato incrocio proprietario, controllano circa il 40 per cento del valore economico e finanziario di 43.060 multinazionali globali. Questo è il vero cuore dell’economia occidentale. James Petras, docente di sociologia presso l’Università Binghamton di New York, ci spiega che, in base ad alcuni calcoli, il due per cento delle famiglie controlla l’80 per cento dell’intero patrimonio mondiale. All’interno di questa elite, una frazione ancora più ristretta risulta proprietaria e controlla il grosso degli “assets” mondiali e tende a ad arrivare ad una ulteriore concentrazione di mutinazionali e società finanziarie. Nel nucleo della classe dirigente  finanziaria e politica, i leaders provengono quasi sempre da banche private, in pratica da Wall Sreet, in particolare dalla Goldman Sachs, da Blackstone, dalla J.P. Morgan Chase, dalla Barclays Plc, dal Carlyle Group ed altre banche d’affari.

Questi gruppi, secondo Petras, organizzano e finanziano i due maggiori partiti negli Usa e tutte le loro campagne elettorali. Sono loro stessi che esercitano pressioni  sul Congresso USA, preparano proposte di legge e nuovi regolamenti, operano con strategie globali per imporre deregolamentazioni, liberalizzazioni e libera circolazione dei capitali a livello mondiale, premono sui governi per salvare banche o aziende in bancarotta, spingono perchè si arrivi al pareggio di bilancio tagliando spese sociali e welfare. Queste banche sono presenti in ogni settore dell’economia, in ogni regione del pianeta e possiedono quote del capitale di quasi tutte le più importanti multinazionali. In conclusione si conferma che la gran parte dei capitali finanziari si trova nelle mani di banche di investimento, degli “hedge found “e di altre entità  controllate dalla elite che guida la finanza mondiale. Questa elite possiede delle risorse che sono calcolate in totale per ben 14/15 volte il PIL mondiale, possono comprarsi personaggi di governo in ogni nazione, determinano le nomine dei principali componenti dei CDA nelle banche e nelle multinazionali, designano i loro fiduciari nei principali organismi internazionali (WTO, FMI, Banca Mondiale, ecc.), designano i loro lobbisti e fiduciari presso gli organismi dell’ Unione europea, costituiscono una cupola di comando che influenza ed orienta (si presume)  le decisioni politiche anche dei governi di tutti i paesi occidentali.

Questa elite di potere non è facilmente identificabile ma alcuni dei personaggi che ne fanno parte si celano e si riuniscono  dietro sigle di club esclusivi e centri studi che sono gli “influencers “ nelle decisioni economiche e nella politica mondiale ad esempio il Club di Bilderberg, La Trilateral Commision e l’Aspen Insitute in Europa.

Naturalmente l’ Italia ed i paesi europei dell’alleanza NATO vincolata con gli Stati Uniti sono i più diretti mercati sottoposti alle “attenzioni” ed ai piani strategici della elite che è molto attenta a quanto viene deciso in sede europea e coinvolta in affari con i sistemi bancari dei paesi europei anche nel sistema delle banche centrali. In particolare fra questi la posizione dell’Italia, già totalmente sottomessa ai voleri degli USA e partner in tutte le missioni internazionali, con una collocazione geografica  come ponte tra Europa e Nord Africa, perno di alleanze attraverso la NATO e l’Unione Europea, le sue 113 basi militari USA presenti sul territorio, ne fanno il terreno privilegiato per una “sperimentazione” politica ed economica  da parte delle centrali di potere come già avvenuto in passato (negli anni ’70) che potrà poi essere presa ad esempio nelle attuazioni successive in altri paesi.

di Luciano Lago

http://www.stampalibera.com/?p=69819#more-69819

Fonte:  http://www.controinformazione.info/le-nuove-strategie-delle-centrali-di-potere-nellattacco-allitalia/

http://www.lecceprima.it/eventi/cultura/terzapagina-ciarrocca-cupola-finanza.html

http://www.ariannaeditrice.it/vetrina.php?id_macrolibrarsi=25255

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