La Scuola politicizzata

“La scuola è una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza(…)” da ”Lo Statuto delle studentesse e degli studenti” art 2.

Queste parole cariche di significato che gettano importanti basi per la crescita di un uomo, ovvero di una scuola basata sul dialogo, sull’esperienza sociale e che deve garantire la formazione alla cittadinanza, un’opera basilare e importante, spesso rimangono incompiute.

In una scuola non può esservi dialogo se il mezzo di comunicazione sono minacce, poco velate, verso i rappresentanti degli studenti e gli studenti stessi che stanno esprimendo il loro diritto costituzionale, sancito dall’ art. 21 della Costituzione ”Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”.

Per quanto un’opinione sia contraria alla nostra l’ambiente scolastico dovrebbe insegnare il rispetto anche verso ciò che non condividiamo, di instaurare un dialogo costruttivo e non di applicare un clima del terrore. Il terrore serve ai tiranni, non agli educatori; il terrore è nemico della democrazia e la scuola dovrebbe insegnarne invece il valore e la bellezza. Le opinioni vanno sempre rispettate, fino a quando alcuno offende con accuse infamanti, fuorvianti e non dimostrabili.

Decretare una manifestazione ”Diffamazione dello Stato” è inaccettabile, in primis perché ci accusa di un reato che non è neppure presente nelle nostre leggi, riconducibile al massimo al ”Vilipendio allo Stato”, cosa ben diversa dalle nostre proteste pacifiche oltretutto autorizzate dalla Questura, inoltre è imbarazzante per il reale significato del verbo manifestare.

Manifestare significa ”esposizione dell’opinione comune di un gruppo di persone”, noi stiamo esponendo ciò che il popolo italiano non può più accettare, un malessere non del singolo ma di un’intera popolazione che rivendica ciò che la Costituzione sancisce con i suoi articoli, che difende la propria Patria dal cattivo governo.

Offendere chi manifesta utilizzando l’etichetta di ”mafiosi, fascisti e brigatisti”, minacciare studenti che appoggiano una manifestazione ed impedire una libera informazione, non solo mostra poca conoscenza sui motivi e su chi ha promosso la protesta, lasciandosi guidare da notizie fuorvianti in materia ma è ingiusto verso la formazione dello studente, soggetto ad una realtà di vessazione psicologica che tarpa le ali alla sua libera formazione smorzandone la coscienza civica.

Minacciare e usare come arma la bocciatura, l’abbassamento dei voti o addirittura la denuncia non solo è eticamente riprovevole ma legalmente non ammesso. Gli studenti devono essere giudicati per il loro sapere e per il loro comportamento durante lo svolgimento delle lezioni; sono tenuti a frequentarle, non solo per dovere, ma per amor proprio, perché il sapere rende l’uomo libero dalle manipolazioni.

Di rimando uno studente non può e non deve essere giudicato per le sue attività extrascolastiche; il ”potere” di un dirigente scolastico è valido all’interno dell’istituto, ossia tutto ciò che accade oltre il ”cancello” non è più di sua competenza, per questo nessuno può impedire la distribuzione dei volantini anche solo un passo fuori dal cancello né impedire che dei ragazzi possano prendere parte ad una manifestazione.

Così come il dirigente scolastico alla fine della sua giornata lavorativa si spoglia del ruolo che riveste, così fa un alunno e come l’alunno non chiede come un dirigente scolastico spenda il suo tempo dopo le ore scolastiche, non deve interessare ad un dirigente come gli studenti spendano il loro tempo; esiste il libero arbitrio, ognuno è in grado di decidere per sé.

E’ compito di un dirigente scolastico garantire una degna formazione dello studente, non solo a livello di conoscenza, non solo del saper fare ma anche del saper essere, dovrebbe essere per primo un modello di comportamento democratico; in fondo la scuola è la prima ”società” in cui l’alunno si muove, con un suo dirigente paragonabile ad un capo di governo, i professori i suoi ministri, i rappresentanti di istituto come rappresentanti del popolo e via dicendo; è il primo ordinamento in cui un futuro uomo si forma.

Se un dirigente per primo mostra una legittimazione della diffamazione, del minacciare e del sopprimere opinioni diverse dalle proprie, lo studente un domani può sentirsi legittimato a fare altrettanto; perché tacciare una persona o un gruppo di persone di associazione mafiosa o di terrorismo nero e rosso è diffamazione pura e semplice.

I ragazzi sono i futuri elettori di domani; sono le generazioni che, con noi e dopo di noi, saranno chiamati a rappresentare la sovranità del popolo. Saranno gli uomini e le donne di domani, madri e padri che saranno chiamati a decidere le sorti di questo Paese, ad educare i propri figli, sono il nostro futuro e un futuro che viene minacciato, che vede tagliare via le ali della propria libertà, un futuro che viene privato dei propri diritti è un futuro vittima di omicidio.

Voi dirigenti scolastici che state applicando questo regime del terrore siete degli ”assassini”, state uccidendo il futuro e le coscienze di questi ragazzi; spero, caro dirigente scolastico o professore, che si riconosce in questa denuncia dei fatti, che possa pentirsi, possa redimersi dall’essere venuto meno al suo ruolo, che smetta di minacciare i suoi alunni, che smetta di usare strumenti di coercizione diseducativi e che possa lasciare liberi questi ragazzi di lottare per il futuro che si meritano.

Non è solo il voto in sede di elezioni a cambiare il futuro di uno Stato ma anche la mente libera di un ragazzo che non solo sogna ma lotta per rendere reale la speranza di un domani migliore per la nostra Nazione.

Deborah De Nardo

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